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Trump rilancia il SAVE Act, la sfida per riformare il sistema elettorale americano

Immagine del redattore: Grande Italia
Grande Italia
21 lug
Tempo di lettura: 3 min
Donald Trump durante il discorso del 16 luglio in cui ha annunciato la diffusione di documenti sul SAVE Act e sulla sicurezza del sistema elettorale americano
Donald Trump durante il discorso del 16 luglio in cui ha annunciato la diffusione di documenti sul SAVE Act e sulla sicurezza del sistema elettorale americano

Di Mauro Giubileo


Tra le priorità del presidente americano Donald Trump, nei mesi che ci separano dalle elezioni di metà mandato del novembre 2026, vi è sicuramente la dura battaglia per far approvare il SAVE America Act, una norma che si propone di porre fine ad alcune anomalie macroscopiche che da tempo caratterizzano il

Sistema elettorale degli Stati Uniti.

Il 16 luglio, un combattivo Trump si è presentato davanti ai giornalisti annunciando la divulgazione di diversi documenti precedentemente secretati, che, secondo il presidente, descriverebbero una situazione particolarmente preoccupante:

  1. Dal ciclo elettorale del 2020, la Cina avrebbe acquisito informazioni (nomi, indirizzi, numeri di telefono e preferenze politiche) riguardanti oltre 220 milioni di elettori americani: una gigantesca operazione di raccolta di dati personali.

  2. Membri del cosiddetto Deep State americano ("a very very famous group of people") avrebbero lavorato, secondo il presidente, per sopprimere o minimizzare le informazioni sull'entità del coinvolgimento cinese nei processi elettorali. Molte di queste informazioni, inoltre, non sarebbero state incluse nei briefing che il presidente riceve abitualmente dai servizi segreti.

  3. Vi sarebbe stata inoltre una campagna di disinformazione sulla sicurezza degli strumenti utilizzati nelle procedure di voto, come le voting machines, ossia le macchine per il conteggio delle schede. Secondo quanto sostenuto dall'amministrazione, in diversi casi si sarebbe trattato di attacchi informatici condotti da servizi stranieri.

  4. Documenti dell'FBI descriverebbero prove di presunte irregolarità nelle procedure di registrazione degli elettori in alcuni Stati, come il Michigan. Elettori inesistenti sarebbero stati registrati in cambio di denaro da alcuni gruppi per il diritto di voto vicini alla sinistra, ma la relativa inchiesta dell'FBI sarebbe stata successivamente bloccata dal Department of Justice (DoJ) durante l'amministrazione Biden.

  5. Secondo un'ispezione del Department of Homeland Security (DHS), nei registri elettorali per le elezioni federali sarebbero iscritti circa 278.000 cittadini stranieri, teoricamente privi del diritto di voto. Dal momento che molti Stati a guida democratica rifiuterebbero di rendere pubblici i propri registri elettorali, il numero effettivo potrebbe essere sensibilmente più elevato.


Ed è proprio qui che si arriva al cuore della questione. Secondo il presidente, questi documenti rivelerebbero un sistema elettorale "broken", "vulnerable" e "indefensible". Il SAVE Act si propone quindi di introdurre alcuni correttivi per impedire ingerenze straniere nei processi elettorali e ridurre il rischio di frodi o di un utilizzo strumentale della demografia a fini elettorali. A ogni elettore verrebbe richiesto di esibire un documento d'identità, un passaporto oppure un certificato di nascita al momento della registrazione, mentre gli Stati sarebbero obbligati a condividere con il DHS i registri elettorali per verificare l'eventuale presenza di persone prive della cittadinanza americana.

Si tratta di misure che, in Italia e nella maggior parte dei Paesi europei, rappresentano da tempo una prassi consolidata. Tanto che, secondo i sondaggi citati dall'amministrazione, l'80% degli elettori repubblicani e il 70% di quelli democratici si dichiarano favorevoli alla proposta.


Il cammino della legge, tuttavia, appare in salita e potrebbe persino essere ostacolato da alcuni senatori repubblicani, proprio a causa di alcune peculiarità del sistema americano. Negli Stati Uniti, infatti, non esiste alcun obbligo di possedere una carta d'identità e molti cittadini, soprattutto nelle aree rurali e interne, non richiedono nemmeno il passaporto. Il SAVE Act, inoltre, non ritiene sufficiente il possesso della patente di guida, poiché essa dimostra la residenza legale, ma non la cittadinanza americana. A ciò si aggiunge il fatto che molti americani votano per posta oppure online, specialmente se residenti in aree isolate e lontane dai seggi, e sarebbero quindi costretti a presentarsi personalmente presso gli uffici elettorali per completare la registrazione.

Vi è infine la preoccupazione che, anche qualora la norma venisse approvata, non vi sarebbe tempo sufficiente per renderla pienamente operativa prima delle imminenti elezioni di novembre.

Si tratta quindi di un importante investimento politico del presidente Trump, destinato a incidere profondamente sul dibattito riguardante l'integrità del sistema elettorale americano. Resta però evidente che il tema della sicurezza del voto non può più essere sottovalutato. Le vulnerabilità denunciate dall'amministrazione Trump, se confermate, evidenzierebbero la necessità di rafforzare gli strumenti di tutela contro le interferenze straniere e contro ogni possibile utilizzo strumentale dell'immigrazione a fini elettorali.

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