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Quando il terrorismo va in onda: Da Monaco 72 al 7 ottobre.

  • Immagine del redattore: Grande Italia
    Grande Italia
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min
Membro del commando di Settembre Nero nel villaggio olimpico di Monaco, durante il sequestro della delegazione israeliana, il 5 settembre 1972.
Membro del commando di Settembre Nero nel villaggio olimpico di Monaco, durante il sequestro della delegazione israeliana, il 5 settembre 1972.

Di Davide Filippi

Monaco di Baviera, 5 settembre 1972, il mondo intero aveva gli occhi puntati sulle Olimpiadi di Monaco. Nelle intenzioni del governo ospitante, quei giochi dovevano mostrare il volto di una Germania nuova, democratica e moderna, cancellando una volta per tutte il ricordo della parata nazista del 1936. All’alba, però, quell’illusione andò in frantumi. Otto terroristi di Settembre Nero, un’organizzazione palestinese, riuscirono a fare irruzione nel villaggio olimpico, raggiungendo gli alloggi della delegazione israeliana. Due atleti, Moshe Weinberg e Yossef Romano, vennero uccisi sul colpo; altri nove compagni furono presi in ostaggio.Per Israele e per l’intera comunità ebraica si trattò di uno shock epocale. A soli ventisette anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il sangue degli ebrei tornava a scorrere sul suolo tedesco. Nelle venti ore successive, mentre i sequestratori esigevano la liberazione di oltre duecento prigionieri detenuti in Israele, il mondo rimase incollato agli schermi. La sera stessa, il tentativo di salvataggio organizzato dalle autorità tedesche all’aeroporto di Fürstenfeldbruck si trasformò in un tragico disastro: nel caos dello scontro a fuoco persero la vita tutti i nove ostaggi, insieme al poliziotto Anton Fliegerbauer. Cinque terroristi rimasero uccisi e tre vennero arrestati, ma l’evento aveva già cambiato la storia per sempre.Per la prima volta un attacco terroristico si era trasformato in uno spettacolo globale in diretta satellitare. Settembre Nero dimostrò che non serviva la forza militare di uno Stato per scuotere il pianeta: bastava trovare il modo di farsi vedere da milioni di spettatori. Fino a quel momento, soprattutto dopo la schiacciante vittoria nella Guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele aveva proiettato l’immagine di una nazione forte e militarmente invulnerabile. Il massacro di Monaco svelò invece che persino lo Stato più preparato poteva essere colpito d’anticipo attraverso una dimensione asimmetrica della guerra, giocata interamente sul piano psicologico e mediatico.A cinquantun anni di distanza, il 7 ottobre 2023, quella stessa identica dinamica è riemersa in una forma tecnologica e militare completamente diversa. Quando


Hamas ha attaccato i kibbutz e le comunità nel sud di Israele, uccidendo centinaia di civili e soldati e trascinando via decine di ostaggi, non c’erano più i filtri delle telecamere televisive. Al loro posto c’erano gli smartphone e lo streaming in tempo reale sui social network. I video delle violenze hanno iniziato a circolare mentre l’attacco era ancora in corso. I terroristi non dovevano più attendere i tempi di un telegiornale o la decisione di un direttore di rete per andare in onda; erano diventati i registi e i distributori della propria propaganda. L’immagine drammatica dei piccoli Kfir e Ariel Bibas, i due bambini dai capelli rossi rapiti e diventati in poche ore tragicamente famosi in tutto il pianeta, incarna perfettamente questa nuova realtà.È proprio in questo dettaglio che risiede la continuità più profonda e inquietante tra i due eventi: il terrorista non vuole semplicemente annientare la vittima, ma intende parlare attraverso di essa, usandola come cassa di risonanza per i propri scopi. Questo paradosso interroga direttamente l’Occidente e mette a nudo la fragilità delle nostre democrazie. Esiste un limite sottile in cui il desiderio legittimo di rimanere società aperte, libere e trasparenti rischia di trasformarsi in una vulnerabilità fatale. Se a Monaco la spensieratezza olimpica si scontrò con l’impreparazione della sicurezza, il 7 ottobre ha dimostrato che anche i sistemi difensivi più sofisticati possono vacillare se si abbassa la guardia .

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