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Santo Pelliccia: l'ultimo eroe della Folgore

  • Immagine del redattore: Grande Italia
    Grande Italia
  • 1 set
  • Tempo di lettura: 3 min
Santo Pelliccia, reduce della Folgore e veterano della battaglia di El Alamein.
Santo Pelliccia, reduce della Folgore e veterano della battaglia di El Alamein.

Di Giovanni Graziani


Il 31 agosto, è il giorno della scomparsa di Santo Pelliccia, reduce della Divisione Folgore che combatté ad El Alamein e che per tutta la vita non ha fatto mai a meno di ricordare le imprese dei suoi commilitoni e della sua divisione.

Originario della Campania, diciassettenne, si arruolò come volontario ordinario del Regio Esercito: raggiunse Saluzzo presso il 44° Reggimento Fanteria, in cui avveniva la selezione e la distribuzione dei soldati ai vari reparti specialistici dell’Esercito Italiano. Fece subito domanda per entrare nella Regia Scuola Paracadutisti di Tarquinia, in cui poté diventare a tutti gli effetti paracadutista dopo l’addestramento ed i cinque lanci richiesti.

Dopo qualche mese, a giugno 1942, sembrava che Santo potesse essere impiegato in un’azione bellica: era in preparazione l’operazione C3, che avrebbe dovuto portare alla conquista dell’isola di Malta, roccaforte alleata nel mezzo del Mediterraneo, da parte delle forze dell’Asse. Vicino Piombino avvenne una simulazione dell’operazione, in cui si effettuò il lancio e successivamente la conquista di obiettivi terrestri.

Santo ed i suoi commilitoni furono destinati in Puglia in attesa di ordini, ma l’operazione su Malta fu rinviata a data da destinarsi dato che le truppe di Rommel in Africa Settentrionale erano arrivate a circa 300 km da Alessandria d’Egitto: quindi anche loro furono inviati in quel teatro operativo come fanti speciali di supporto. Lo stato maggiore tedesco preferì puntare tutto sul fronte africano piuttosto che intraprendere un’operazione simile a quella compiuta su Creta l’anno precedente, sottovalutando il rischio della base navale di Malta, riparo ottimale per aerei e sommergibili che potevano infastidire (e che già infastidivano) il traffico navale dell’asse verso la Libia. Era il luglio del 1942 quando Santo e gli altri paracadutisti dovettero lasciare per sempre i paracadute e con questi la possibilità di lanciarsi sopra il nemico.

Fu solo a settembre che la Folgore raggiunse il contatto con gli inglesi, trincerandosi nella depressione di El Munassib, nel settore meridionale della linea del fronte. Qui combatterono sempre in condizioni di inferiorità numerica e di armamenti, ma sempre ebbero la meglio. La mentalità che si era instillata in loro era questa, come più volte riferito dallo stesso Pelliccia: “Le cose stanno così. Siamo in 17 contro 150. Come facciamo a fermarli?”.


Vista l’asprezza dei combattimenti, gli inglesi erano arrivati a costituire perfino dei reparti “anti-folgore”, appartenenti alla “Legione Straniera”, che più volta era stata fermata dai Folgorini grazie all’utilizzo di alcuni stratagemmi: di notte, si effettuava un lancio di bombe a mano in grande quantità, in modo da alzare polvere, ed una cortina fumogena che li rendeva invisibili, poi tutti a terra a sparare. Questa operazione venne ripetuta in altri settori del fronte con gridi d’assalto diversi, per far capire al nemico che erano in tanti e che stavano arrivando forze fresche. Quando era arrivato per tutta l’armata l’ordine di ripiegare, il 2 novembre (la battaglia era cominciata il 23 ottobre), furono tutti colti di sorpresa perché in dieci giorni di battaglia erano passati di vittoria in vittoria. Per tutti loro era impensabile. La cosa fondamentale, che si era rivelata molto importante fin dalla scuola, fu che, riconosciutisi l’uno nell’altro, si era stabilita tra loro una solidarietà, che era come fatta di cemento: nelle situazioni di estremo pericolo, sapevano che chi era al loro fianco, se non fosse morto, sarebbe restato al suo posto ed avrebbe svolto il suo dovere.

Ritirandosi a piedi per il deserto, senza acqua ne viveri, Santo e la sua compagnia vennero catturati il 6 novembre dagli inglesi. Rientrato in Italia alla fine del secondo conflitto mondiale, nel 1948, si arruolò nella Pubblica Sicurezza, trasferendosi a Nettuno (RM), luogo in cui visse fino alla sua scomparsa. Esemplare fu il suo impegno nella divulgazione delle gesta dei suoi compagni e nella commemorazione di chi non riuscì a sopravvivere. Ed è anche per questo che abbiamo scelto di aggiungerlo nella nostra rubrica “Grandi Italiani”.

Giovanni Graziani

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