Carlo Alberto dalla Chiesa, il generale che sfidò Cosa Nostra
- Grande Italia
- 5 giorni fa
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Di Giovanni Graziani
Il 3 settembre 1982 la mafia uccideva Carlo Alberto dalla Chiesa. Quarantiquattro anni dopo, il suo nome rimane indissolubilmente legato alla lotta contro Cosa Nostra e a una delle più alte testimonianze di fedeltà alle istituzioni nella storia della Repubblica.
Dalla Chiesa aveva fatto dell'uniforme dei Carabinieri una scelta di vita. Per decenni aveva servito il Paese nei suoi momenti più difficili, prima affrontando la criminalità organizzata e poi il terrorismo degli anni di piombo. In ogni incarico aveva portato con sé lo stesso metodo: disciplina, capacità investigativa e una profonda conoscenza degli uomini e delle strutture che si trovava a fronteggiare.
Quando venne nominato prefetto di Palermo, nel maggio 1982, arrivò in una città dove Cosa Nostra aveva ormai costruito un sistema di potere capace di condizionare il territorio, l'economia e la vita pubblica. Non si trattava più soltanto di contrastare singoli criminali, ma di colpire un'organizzazione complessa, dotata di uomini, capitali, collegamenti e una straordinaria capacità intimidatoria.
Il generale comprese immediatamente la natura del fenomeno. Per questo riteneva necessario rafforzare il coordinamento investigativo e seguire il denaro, colpendo le ricchezze accumulate dai clan. Era una visione destinata a diventare uno dei pilastri della moderna strategia antimafia.
La sua esperienza e il prestigio conquistato negli anni precedenti rendevano dì Dalla Chiesa una figura particolarmente scomoda per i vertici di Cosa Nostra. A Palermo non era arrivato per svolgere un incarico di rappresentanza, ma per affrontare direttamente una realtà criminale che aveva già dimostrato di essere disposta a tutto pur di difendere il proprio potere.
Non ebbe il tempo di portare avanti il suo progetto.
Il 3 settembre 1982, appena cento giorni dopo il suo insediamento, Carlo Alberto dalla Chiesa venne assassinato in via Isidoro Carini. Era insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro. Con loro venne ucciso l'agente di scorta Domenico Russo.
Fu un delitto di una ferocia inaudita, compiuto contro un uomo che aveva scelto di mettere la propria esperienza al servizio della Repubblica proprio nel luogo in cui la criminalità organizzata aveva raggiunto il massimo della propria forza.
La sua morte, tuttavia, non cancellò le intuizioni che aveva portato con sé. Negli anni successivi l'Italia avrebbe sviluppato strumenti sempre più incisivi per contrastare le organizzazioni criminali, intervenendo sui loro patrimoni, sulle loro strutture e sui loro rapporti con il mondo esterno. In questa evoluzione, il lavoro e le idee di Dalla Chiesa rappresentarono un'eredità fondamentale.Ricordare Carlo Alberto dalla Chiesa significa rendere omaggio a un generale dei Carabinieri che fece del servizio alla Repubblica una missione personale. Un uomo che seppe affrontare alcuni dei nemici più pericolosi della democrazia italiana senza smarrire il senso del dovere.
Il suo nome rimane quello di un uomo che scelse di mettere la propria divisa, il proprio coraggio e la propria vita al servizio dell'Italia.




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