Augusto: l’uomo che trasformò Roma
- Grande Italia
- 19 ago
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Aggiornamento: 26 ago

Di Giovanni Graziani
Poche figure nella storia di Roma hanno lasciato un’impronta profonda quanto quella di Augusto. Nato nel 63 a.C. con il nome di Gaio Ottavio, egli si trovò, ancora giovanissimo, coinvolto nelle grandi vicende politiche che segnarono la fine della Repubblica romana. Attraverso guerre civili, alleanze e rivalità, col passare del tempo riuscì a conquistare una posizione dominante, fino a diventare il “primus inter pares”.
Quando Giulio Cesare fu assassinato alle Idi di marzo del 44 a.C., Ottaviano aveva circa diciotto anni. Nel testamento, Cesare lo adottò come figlio e lo indicò come suo erede. Da quel momento entrò in una scena politica dominata da personalità molto più esperte di lui, come Cicerone, che pronunciò le famose “Filippiche” contro il suo principale rivale, Marco Antonio.
La vittoria di Azio nel 31 a.C. segnò la conclusione delle guerre civili. Antonio e Cleopatra morirono l’anno successivo e Ottaviano divenne padrone incontrastato del mondo romano.
È proprio qui che il Princeps dimostrò forse la sua maggiore capacità politica.
Non si proclamò re e non cancellò apertamente le istituzioni repubblicane. Al contrario, mantenne formalmente il Senato, le magistrature e le strutture tradizionali.
Il sistema che costruì viene generalmente definito “Principato”: una forma di governo nella quale il potere era concentrato nelle mani del princeps, pur mantenendo le istituzioni repubblicane. Questa apparente continuità con il passato fu una delle grandi intuizioni di Augusto. Roma era uscita da decenni di guerre civili e probabilmente non avrebbe accettato facilmente la proclamazione di una monarchia esplicita.
La famosa frase attribuitagli, secondo cui avrebbe “trovato una Roma di mattoni e lasciato una Roma di marmo” sintetizza bene l’immagine che egli stesso volle costruire di sé. Il suo governo fu accompagnato da importanti opere pubbliche e da un’intensa attività culturale, costruendo una memoria fisica del suo governo: monumenti, statue ed opere letterarie contribuirono a lasciare ai posteri una precisa interpretazione del suo tempo. “L’Eneide” di Virgilio rappresenta l’esempio più celebre di questa nuova cultura: la storia di Enea diventa anche una storia delle origini mitiche di Roma e, attraverso la genealogia che conduce alla gens Iulia, contribuisce alla legittimazione della posizione di Augusto.
Morì nel 14 d.C., dopo aver governato Roma per oltre quarant’anni. Non fu soltanto colui che vinse le guerre civili. Fu colui che riuscì a trasformare la vittoria militare in un nuovo ordine politico destinato a durare. Il suo principato inaugurò infatti quella lunga stagione che oggi chiamiamo Impero romano. Nei secoli successivi Roma avrebbe conosciuto imperatori molto diversi tra loro, crisi e trasformazioni, ma l’idea di un potere imperiale centralizzato sarebbe rimasta una delle caratteristiche fondamentali del nuovo Stato romano.




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