Cookie Policy
top of page

Rivoluzione americana e Rivoluzione francese, due idee opposte di libertà

Immagine del redattore: Grande Italia
Grande Italia
14 lug
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 22 lug


Dell' Avv. Stefano Pietro Cicerone


È curioso notare come fiumi di inchiostro siano stati versati per veicolare surrettiziamente l'idea di consanguineità tra Rivoluzione Francese e Rivoluzione Americana. In apparenza così simili nei loro presupposti, dai diritti dell'uomo, passando per le forme repubblicane, fino all'aspirazione del Popolo di spezzare il giogo dei tiranni; eppure così diverse nel metodo e nei risultati.

La Rivoluzione Francese, in cui si possono apprezzare tutti i prodromi dell'odierna cultura della cancellazione/distruzione, ha finito per sostituire una monarchia con un potere tirannico di gran lunga più grande e pervasivo, quello dello Stato moderno nella sua versione finale che ha la pretesa di accentrare in sé ogni aspetto della vita e della società.


La matrice politica che ha guidato il processo è quella del giacobinismo dove masse mobilitate - in un permanente stato di emergenza/eccezione - da manipolatori abili nella retorica ritengono legittimo l'uso della violenza in relazione al miracoloso fine del "bene comune". Il suo assioma è appunto l’idea che esista un bene generale di cui pochi sono a conoscenza; la conoscenza di questo bene generale autorizza coloro che lo conoscono a violare la vita, i beni, l’integrità morale di coloro che devono essere piegati a realizzarlo. Risulta, perciò, evidente il tradimento in relazione ai fini iniziali consumato da quella che andrebbe più correttamente chiamata rivoluzione giacobina.

Al contrario, nel 1776 a Filadelfia, le colonie americane, ritenendo ingiusta l'imposizione fiscale derivante da un obbligo politico deciso sulla loro pelle da altri a Westminster (a prescindere dal fatto che si trattasse di un Parlamento), si autodeterminarono per rendersi indipendenti dall'oppressore inglese; non sostituirono un tiranno con una tirannia peggiore della precedente.


I Padri fondatori americani ritenevano, infatti, che i governi fossero istituiti tra gli uomini non già per realizzare, secondo una logica costruttivista, gli scopi superiori imposti da una sedicente "volontà generale", ma come solennemente vergato da Jefferson nella Dichiarazione d'Indipendenza - secondo un chiarissimo paradigma di stampo Lockiano - essi "derivavano i loro giusti poteri" dal munus di proteggere e assicurare quegli inalienabili diritti naturali alla vita, alla libertà, alla proprietà privata, oltre che della fortunata formula della ricerca della felicità da ogni potere che voglia negarli.

In altre parole, secondo i legislatori del Congresso Continentale negare questi diritti a un governo equivaleva a perdere la fonte di legittimazione all'esercizio del potere, autorizzando di conseguenza il Popolo a destituirlo.

Ulteriore differenza saliente tra il 4 luglio e il 14 luglio che in questa sede sembra doveroso affrontare e che si fa particolarmente pressante nei difficili tempi che viviamo è l'elemento religioso nell'impalcatura istituzionale.


Edmund Burke nel suo monumentale Riflessioni sulla Rivoluzione Francese afferma:"Dentro di noi abbiamo sempre saputo che la religione (cristiana) è la base della società civile e la fonte di ogni bene e conforto."

Ebbene, mentre il furore giacobino si risolse principalmente nella creazione di una società anticristiana, non possiamo non ricordare il martirio delle carmelitane di Compiègne tra i più efferati crimini rivoluzionari, gli indipendentisti americani erano invece nella loro totalità convintamente cristiani.

La Rivoluzione Francese ha la grave responsabilità di aver estromesso e negato Dio nella costruzione del sistema giuridico europeo. Eliminando Dio quale fonte suprema dell'infinita dignità umana, si è operata una palingenesi per cui l'ancoraggio dei diritti dell'uomo risiede nella legge positiva elargita dall'autorità dello Stato e non dal diritto naturale.


Al contrario, come ribadito dallo Speaker Mike Johnson proprio in occasione dello scorso anniversario dell'Indipendenza americana, oggi e sempre negli Stati Uniti i diritti fondamentali non sono concessi dal governo, ma lo precedono discendendo direttamente dal Creatore e in virtù di questo sono inalienabili.

In una sua recentissima pubblicazione, secondo il Prof. Marco L. Bassani, "L'Europa ha pensato alla libertà come conquista dell'uomo contro Dio, l'America come dono di Dio all'uomo", niente di più vero!

Commenti


bottom of page
Privacy Policy