Maryam Younnes: «Sono libanese, cristiana e israeliana»
- Grande Italia
- 28 ago
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L'intervista di Davide Filippi
A cinque anni ha lasciato il Libano insieme alla sua famiglia. Suo padre era un ufficiale dell'Esercito del Sud del Libano (SLA), una forza composta prevalentemente da cristiani libanesi che per anni collaborò con Israele nel sud del Paese. Dopo il ritiro israeliano dal Libano nel 2000 e il successivo rafforzamento di Hezbollah nella regione furono costretti a fuggire in Israele.
Maryam era una bambina cristiana cresciuta in una comunità che si trovava a vivere le conseguenze di un conflitto più grande di lei, in un Paese dove Hezbollah avrebbe progressivamente aumentato la propria influenza politica e militare.
Oggi Maryam Younnes è una content creator che parla in arabo a milioni di persone in tutto il Medio Oriente. Libanese, cristiana e israeliana, racconta una realtà spesso lontana dalle narrazioni più comuni: la storia di una persona che ha lasciato il proprio Paese d’origine e ha trovato rifugio proprio in quello che per molti veniva descritto come il “nemico”.
Abbiamo voluto mettere da parte, per un momento, la geopolitica e conoscere la persona dietro ai video: i suoi ricordi, la nostalgia per il Libano, il significato della sua identità e il motivo che la spinge a continuare a raccontare la propria storia nonostante le critiche e l’odio ricevuto online.
«Le sere d’estate con mia nonna sono il mio ricordo più prezioso»
Quando le chiediamo quale ricordo della sua infanzia conservi ancora nel cuore, Maryam non parla della guerra né della fuga.
«Ho molti ricordi della mia infanzia, ma quelli più preziosi sono i momenti trascorsi con mia nonna nel nostro villaggio in Libano. Passavo tantissimo tempo con lei: le spazzolavo i capelli, cucinavamo insieme, guardavamo la televisione e, nelle calde notti d’estate, dormivamo sulla fresca veranda di casa.»
Ricordi semplici, familiari, che ancora oggi rappresentano per lei il volto più autentico del Libano. Israele è diventata casa, ma la nostalgia non se n’è mai andata. Trasferirsi in Israele da bambina significò ricominciare completamente da capo.
«Fin da piccola sono stata circondata da persone che mi hanno voluto bene e mi hanno incoraggiata a diventare parte della società israeliana. Per questo Israele è diventata presto casa.»
Ma il peso dell’esilio forzato ha accompagnato tutta la sua crescita.
«La parte più difficile è stata la nostalgia. Sono sempre stata una persona molto sensibile. Mi mancava la mia famiglia e sono cresciuta in una comunità che parlava continuamente del Libano e del desiderio di tornarci. Vedere i miei genitori, costretti a lasciare la loro casa e i loro familiari, vivere con quel profondo senso di mancanza ha segnato profondamente anche me. Essere libanese, cristiana e israeliana non è una contraddizione»
Nel suo percorso personale convivono tre identità che molti considererebbero incompatibili. Maryam, invece, le descrive come perfettamente complementari.
«Convivono in pace perché condividono gli stessi valori. Sia i libanesi sia gli israeliani sono persone aperte, credono in Dio e nella pace. Entrambi amano la vita e vogliono costruire un futuro migliore. Non c’è alcuna contraddizione tra questi valori ed è per questo che mi è naturale essere tutte queste cose insieme.»
Per Maryam il Libano continua a essere casa, anche se oggi non può tornarvi liberamente.
«Amare il Libano e continuare a sognarlo fa parte della mia storia e della storia della mia comunità. Abbiamo pagato un prezzo molto alto per aver difeso la nostra terra, ma credo che Dio avesse un disegno per noi.»
Il rapporto con il suo Paese d’origine vive oggi attraverso i ricordi.
«Vivo il Libano attraverso la memoria, i racconti della mia famiglia e ciò che riesco a vedere sui social media. È difficile non poter tornare, ma questo rende quel desiderio ancora più forte.»
Da una storia personale a una voce ascoltata da milioni di persone
Quando ha iniziato a pubblicare contenuti in arabo, Maryam non immaginava che il suo messaggio avrebbe raggiunto milioni di persone in tutto il Medio Oriente.
«Pensavo di smuovere un po’ le acque, ma non avrei mai immaginato una diffusione e un riconoscimento così grandi.»
Nei suoi video racconta emozioni prima ancora che politica.
«Condivido i miei sentimenti, i miei desideri e i miei sogni. Racconto il dolore e la storia della nostra comunità. Non è facile esporsi in questo modo, soprattutto considerando l’odio che ricevo, ma credo sia importante essere questa voce, una voce di cui il Medio Oriente ha bisogno.»
L’inserimento nella lista Forbes 30 Under 30 rappresenta per lei soprattutto la conferma di aver intrapreso la strada giusta.
«Sono felice che i miei pensieri e le mie speranze raggiungano milioni di persone che provano gli stessi sentimenti ma non hanno la possibilità di esprimerli. Questo è il mio scopo nella vita e sono felice di poterlo realizzare.»




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