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Machiavelli oltre il mito: chi era davvero il padre della politica moderna?

  • Immagine del redattore: Grande Italia
    Grande Italia
  • 21 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 22 lug

Di Giovanni Graziani


Diplomatico, scrittore e filosofo, Niccolò Machiavelli fu una delle figure più influenti del Rinascimento italiano. Fiorentino, nacque nel 1469 e dedicò gran parte della sua vita al servizio della Prima Repubblica di Firenze (1494-1512), svolgendo importanti missioni diplomatiche presso le principali corti italiane ed europee.


Divenuto Segretario della Seconda Cancelleria e membro del Consiglio dei Dieci, la sua carriera subì una brusca interruzione nel 1512: le ripetute sconfitte di Luigi XII da parte della Lega Santa portarono al ritiro dei francesi dall’Italia settentrionale. Senza il loro sostegno, la Repubblica di Firenze fu lasciata al suo destino e i Medici, alleati degli spagnoli, ripresero il controllo della città. Restaurato il loro governo, iniziò la repressione verso coloro che avevano sostenuto il regime precedente. Tanti intellettuali, artisti e scrittori furono arrestati, torturati e condannati all’esilio. Tra questi vi fu anche il nostro grande filosofo e umanista che, ritiratosi nella campagna toscana, seppe trasformare quel periodo difficile in un’occasione di riflessione e scrittura.


Fu proprio allora che compose Il Principe, l’opera che presto lo avrebbe reso celebre. Nel volume analizzò il comportamento dei governanti e i meccanismi del potere con uno sguardo realistico e innovativo per l’epoca. In particolare, auspicava che vi fosse per l’Italia un “redentore” contro quel “barbaro dominio” che aveva reso la penisola un campo di battaglia tra Francia e Spagna, le due potenze rivali che si contendevano i territori italiani.


Non abbandonò mai, tuttavia, il suo lato di umanista: durante le serate dedicate allo studio scrisse i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Un aneddoto di questo periodo racconta che Niccolò era solito, dopo il lavoro nei campi, indossare abiti eleganti per immergersi nella lettura dei classici e dedicarsi alla scrittura, come se stesse partecipando a una corte di grandi pensatori.


Morì il 21 giugno 1527, a 58 anni, ma le sue opere lasciarono fin da subito un segno profondo nella storia del pensiero politico, rendendolo uno degli intellettuali italiani più significativi del suo tempo.


1 commento


flavio.coghe
21 giu

Mi è piaciuto tantissimo questo articolo

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