«L'apartheid? Non è ciò che ho vissuto»: la testimonianza di un giovane druso israeliano

Intervista di Davide Filippi
Taimour Hassoun ha poco più di vent'anni. Studia ingegneria civile e lavora nella più antica società di ingegneria di Israele. Parla arabo ed ebraico. La sua storia racconta anche quella di una comunità poco conosciuta in Italia: quella dei drusi.
I drusi sono una minoranza etnico-religiosa di lingua araba presente soprattutto in Siria, Libano e Israele. In Siria la loro comunità è stata duramente colpita dalla guerra civile e dagli attacchi di gruppi jihadisti, tra cui lo Stato Islamico (ISIS). In Israele vivono circa 150.000 drusi, cittadini dello Stato che, pur mantenendo una forte identità religiosa e culturale, partecipano attivamente alla vita pubblica. A differenza della maggior parte degli altri cittadini arabi israeliani, gli uomini drusi sono inoltre soggetti alla leva militare obbligatoria.
La loro prospettiva è raramente al centro del dibattito internazionale. Per questo abbiamo intervistato Taimour Hassoun, chiedendogli di raccontare cosa significhi crescere come cittadino druso in Israele e quale sia il suo punto di vista sulle accuse di apartheid rivolte allo Stato ebraico.
«Sono cresciuto tra due identità che non sono mai state in conflitto»
«Sono uno studente di ingegneria civile e lavoro nella più antica società di ingegneria in Israele.
Crescere come cittadino druso in Israele mi ha dato una prospettiva unica. Sono cresciuto in una comunità molto unita, dove famiglia, rispetto e responsabilità sono valori fondamentali. Allo stesso tempo, sono cresciuto come israeliano, parlando sia arabo che ebraico, studiando insieme a persone provenienti da contesti diversi e facendo parte di una società multiforme.
Come ogni Paese, Israele affronta sfide e complessità, ma la mia esperienza è stata ricca di opportunità. Ho potuto frequentare l'università, costruire una carriera professionale e partecipare pienamente alla società, mantenendo la mia identità e le tradizioni druse.
Essere drusi significa spesso rappresentare un ponte tra culture diverse. Sono orgoglioso delle mie radici e di contribuire al Paese in cui vivo. Per me queste identità non sono in contraddizione: si completano a vicenda.
Credo che il modo migliore per capire la vita qui sia ascoltare le esperienze di chi la vive ogni giorno, piuttosto che fermarsi ai titoli dei giornali o ai social media.»
«Il termine apartheid non descrive la mia esperienza»
Alla domanda sulle accuse di apartheid rivolte a Israele, Hassoun risponde partendo dalla propria esperienza personale.
«Quando sento usare il termine "apartheid" per descrivere Israele, non trovo alcuna corrispondenza con ciò che ho vissuto.
Sono un israeliano di lingua araba. Ho frequentato una scuola privata ebraica tra le migliori del Paese, ho studiato all'università e ho costruito una carriera partecipando pienamente alla vita pubblica. Voto, ho la stessa cittadinanza di ogni altro cittadino israeliano e ho avuto l'opportunità di studiare e lavorare insieme a ebrei, musulmani, cristiani e persone appartenenti ad altre comunità.
Questo non significa che tutto sia perfetto. Come molti Paesi, Israele affronta sfide sociali e politiche e vi sono forti disaccordi, soprattutto riguardo al conflitto israelo-palestinese. Sono questioni che meritano una discussione seria e onesta.
Penso però sia importante distinguere tra la critica alle politiche di un governo e l'utilizzo di un termine che possiede un significato storico molto preciso.
In base alla mia esperienza personale di israeliano druso, la parola "apartheid" non descrive la realtà che ho vissuto. Preferirei che le persone facessero domande, incontrassero persone appartenenti a comunità diverse e cercassero di comprenderne la complessità, invece di affidarsi esclusivamente alle etichette.»
Il servizio allo Stato
Per molti drusi israeliani il servizio militare rappresenta un elemento centrale dell'identità della comunità. Hassoun lo descrive come un dovere nei confronti del Paese e della società.
«Per molti drusi, prestare servizio nell'esercito israeliano o nel servizio pubblico significa responsabilità e impegno verso il Paese di cui facciamo parte. È qualcosa che molti di noi vedono fin da piccoli nelle proprie famiglie.
La comunità drusa registra da decenni uno dei più alti tassi di arruolamento in Israele. Non è soltanto una statistica, ma il riflesso di una lunga tradizione di contributo alla società e di condivisione delle responsabilità.
Per me il servizio rappresenta valori profondamente radicati nella cultura drusa: lealtà, responsabilità, coraggio e protezione della propria comunità. Che si serva nell'esercito, nella polizia, nella sanità o in un altro ruolo pubblico, il principio è lo stesso: contribuire a qualcosa di più grande di sé.
Sono orgoglioso della reputazione di dedizione che la comunità drusa si è costruita nel tempo. Allo stesso tempo, credo che una vera collaborazione sia una strada a doppio senso: contribuire al Paese continuando a rafforzare la nostra comunità e a preservarne l'identità e le tradizioni.»




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