Cookie Policy
top of page

Il regolamento europeo sui rimpatri, un successo tutto italiano!

Immagine del redattore: Grande Italia
Grande Italia
18 giu
Tempo di lettura: 3 min


Di Mauro Giubileo


Si è giunti all’atto finale di approvazione del nuovo regolamento europeo sui rimpatri, che porta Bruxelles a compiere una svolta decisiva e molto attesa nella gestione della politica migratoria.

Sembrano lontani i tempi di Mare Nostrum, di “wir schaffen das”, delle inconcludenti discussioni sulle redistribuzioni interne di migranti: con il voto di mercoledì mattina, che suggella ancora una volta un proficuo sodalizio politico tra popolari, conservatori, gruppi di destra e persino alcuni libdem, il Parlamento europeo approva un testo definitivo certo non perfetto ma comunque di portata innovativa.


Il testo – si legge nel comunicato stampa di Strasburgo – “mira a accelerare le procedure di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, […] e a prevenire al contempo abusi e movimenti non autorizzati all’interno dell’Unione europea”.

I migranti irregolari provenienti da paesi terzi che si trovino senza valido titolo nel territorio dell’Unione, qualora fatti destinatari di un provvedimento di espulsione, dovranno cooperare con le autorità e lasciare il territorio dell’Ue immediatamente o entro il termine previsto. Al fine di agevolare il rimpatrio, le autorità amministrative o giudiziarie potranno disporre il trattenimento – fino a 24 mesi, prorogabili fino a 6 mesi complessivi – dei soggetti rimpatriandi, sulla base di valutazioni individuali (ad esempio in caso di mancata cooperazione, pericolo di fuga o rischio per la sicurezza).

Se nelle more di questo procedimento il soggetto dovesse spostarsi in un altro paese dell’Ue, potrà essere nuovamente trattenuto per un intero periodo.


Un altro tassello fondamentale del regolamento riguarda il tema degli accordi con i c.d. “Paesi sicuri”: i migranti rimpatriandi (con l’esclusione dei minori non accompagnati) saranno trasferibili in centri di rimpatrio situati nel territorio di un paese terzo che accetti di accoglierli, sulla base di un accordo concluso con uno stato membro dell’Ue. Anche se si precisa che “tali accordi potranno essere conclusi solo con paesi terzi che rispettino i diritti umani”, è specificatamente statuito che le eventuali carenze riscontrate in parti specifiche del territorio del paese terzo o rispetto a determinate categorie di persone non ostano in alcun modo alla conclusione degli accordi con i paesi europei, a condizione che a livello generale sussistano “garanzie sufficienti per assicurare il pieno rispetto dei diritti”.

È esattamente il modello innovativo adottato dal governo di Giorgia Meloni con il Protocollo Italia-Albania, tanto osteggiato in patria quanto invece apprezzato all’estero, persino da diversi leader politici di sinistra (forse una sinistra un po’ più seria, pragmatica e patriottica rispetto ai pasdaran ultra-immigrazionisti del campo largo e ai loro giornali di riferimento).


Chiaramente siamo ancora al primo atto, al quale dovrà conseguire la necessaria implementazione esecutiva. Purtroppo non si può nascondere che la strada sembra essere in salita, vista la tendenza di alcune frange della magistratura italiana ed europea a vanificare, con sentenze spesse volte debordanti, sforzi politici che (sebbene con ritardo) giungono finalmente a realizzare la volontà democraticamente ed inequivocabilmente espressa dagli elettori e dai contribuenti di tutta Europa, per i quali la prassi “accogliente” degli ultimi anni ha comportato la convivenza forzata con situazioni di degrado, criminalità e insicurezza ai limiti della tollerabilità.

La piaga pestilenziale dell’attivismo giudiziario è purtroppo un fenomeno ben conosciuto, di fronte al quale sarà necessario per le istituzioni nazionali ed europee mantenere rigorosamente il punto, continuando il lavoro di squadra portato avanti sinora soprattutto grazie al fondamentale impulso italiano.

È una posizione che conviene a tutti. Conviene alla destra che può dimostrare agli elettori di avere mantenuto le proprie promesse su quello che è uno storico cavallo di battaglia, smentendo così le inutili provocazioni di chi, ancora più a destra, si presenta come il messia della remigrazione (salvo poi spacciare per suoi i risultati altrui). E conviene anche alla sinistra che può liberarsi del peso di essere percepita troppo distante dal sentire comune sul tema della sicurezza e recuperare consensi (sempre che, ovviamente, le interessi).


Per il momento, possiamo rallegrarci di questo primo via libera parlamentare. Ora il testo sarà inviato al Consiglio per la formale adozione prima di essere pubblicato in Gazzetta ufficiale. Alcune disposizioni – tra cui quelle sui centri per i rimpatri, sulla valutazione dell’età dei minori e sulla c.d. dimensione esterna dei rimpatri – si applicheranno immediatamente. Per le altre dovranno attendersi – secondo le consuete lungaggini eurogiurassiche – 12 mesi dall’entrata in vigore della normativa.


In conclusione: se c’era qualcosa di buono che l’Italia potesse fare per la credibilità dell’Europa, oggi l’ha fatto.

E se c’era qualcosa di buono che l’Europa potesse fare per i cittadini europei, oggi l'ha fatto!

Commenti


bottom of page
Privacy Policy