Il Maresciallo dell'Aria
- Grande Italia
- 28 giu
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Aggiornamento: 22 lug

Di Giovanni Graziani
Classe 1896, Italo Balbo nacque a Quartesana, nei pressi di Ferrara. Fin da ragazzo dimostrò un carattere audace: a soli quattordici anni tentò di scappare di casa per unirsi alla spedizione organizzata da Ricciotti Garibaldi con l'obiettivo di liberare l'Albania dal dominio ottomano.
All'inizio della Grande Guerra interruppe gli studi e si arruolò negli Alpini. Si distinse rapidamente per il coraggio dimostrato sul fronte contro gli austro-ungarici, raggiungendo il grado di capitano. Durante il conflitto si offrì volontario per l'addestramento al volo presso il Deposito Aeronautico di Torino. Richiamato successivamente al fronte, prese parte alle fasi finali della guerra, conclusosi con l'armistizio del 4 novembre 1918.
Nel primo dopoguerra aderì al movimento fascista, divenendone uno dei principali protagonisti. La sua attività squadrista contro le organizzazioni socialiste lo portò all'attenzione di Benito Mussolini, che lo nominò Quadrumviro della Marcia su Roma. Dopo l'assassinio di Don Giovanni Minzoni si dimise dall'incarico di comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e, nel 1929, assunse la guida del Ministero dell'Aeronautica, dedicandosi alla sua più grande passione.
Da ministro promosse con decisione lo sviluppo dell'aviazione italiana, contribuendo alla modernizzazione della Regia Aeronautica. La sua fama raggiunse l'apice nel 1933 con la celebre trasvolata atlantica di massa da Orbetello a Chicago, un'impresa che ebbe grande risonanza internazionale e consolidò il prestigio dell'aviazione italiana.
La crescente popolarità di Balbo spinse Mussolini ad affidargli il governatorato della Libia. Durante la sua amministrazione furono realizzate importanti opere infrastrutturali, tra cui la Via Balbia, una strada costiera lunga circa 1.820 chilometri, e venne istituito il Gran Premio di Tripoli. Fu inoltre introdotta la cosiddetta "cittadinanza speciale libica", che riconosceva limitati diritti civili e amministrativi a una parte della popolazione locale. Queste iniziative si inserirono comunque nel quadro del sistema coloniale italiano, di cui Balbo rimase uno dei principali rappresentanti.
Negli ultimi anni emersero alcune divergenze con Mussolini, soprattutto riguardo al crescente avvicinamento dell'Italia alla Germania nazista. Pur restando fedele al regime fascista, Balbo riteneva che il Paese non fosse preparato ad affrontare una guerra europea e manifestò più volte le proprie riserve sull'ingresso dell'Italia nel conflitto. In questo contesto espresse anche critiche alle leggi razziali del 1938, prendendo posizione in modo non allineato rispetto alle scelte del regime.
Dopo la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 assunse pienamente il comando delle forze italiane in Libia. Convinto della necessità di passare all'offensiva contro l'Egitto, cercò di predisporre un piano d'attacco. Il mancato invio di automezzi e mezzi corazzati da parte dello Stato Maggiore limitò però le possibilità operative dell'esercito italiano in Nord Africa. Balbo valutò anche la possibilità di impiegare i mezzi corazzati francesi presenti in Tunisia dopo l'armistizio franco-italiano del 24 giugno 1940, ma il progetto non ebbe seguito.
Il 28 giugno 1940, mentre rientrava da una missione operativa nei pressi di Tobruk, il suo trimotore S.M.79 venne abbattuto per errore dalla contraerea italiana durante un'azione di guerra. Ancora oggi non è stato definitivamente accertato quale unità abbia esploso il colpo fatale: tra le ipotesi figurano il sommergibile Marcantonio Bragadin e l'incrociatore antiaereo San Giorgio, entrambi presenti nel porto di Tobruk.
Con la sua morte scomparve una delle figure più note dell'Italia tra le due guerre. Aviatore, gerarca fascista e protagonista della politica coloniale italiana, Italo Balbo resta ancora oggi un personaggio complesso e oggetto di valutazioni contrastanti, ricordato tanto per le sue imprese aeronautiche quanto per il ruolo ricoperto all'interno del regime.




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