Addio a Lindsey Graham, il falco repubblicano che difese gli alleati degli Stati Uniti"
- Grande Italia
- 15 lug
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Di Davide Filippi
È morto improvvisamente all’età di 71 anni, dopo una breve e fulminea malattia causata da una dissezione aortica, il senatore degli Stati Uniti Lindsey Graham. La scomparsa del veterano della politica americana, avvenuta sabato sera poco dopo il suo rientro da un viaggio istituzionale a Kiev, lascia un vuoto profondo nel Congresso di Washington, dove per oltre trent’anni è stato una delle voci più riconoscibili e influenti della politica estera repubblicana.
La sua visione del mondo si è fondata su un principio chiaro: gli Stati Uniti e l’Occidente avrebbero dovuto mantenere una posizione ferma di fronte alle minacce contro le democrazie liberali. Eletto alla Camera nel 1995 e approdato al Senato nel 2003, Graham si è distinto negli ultimi anni soprattutto per il sostegno alla causa ucraina, sostenendo la necessità di continuare gli aiuti militari ed economici a Kiev dopo l’invasione russa, considerandoli un elemento fondamentale per la difesa dell’ordine internazionale.
Accanto alla questione ucraina, Graham è stato anche uno dei più convinti sostenitori del diritto di Israele alla sicurezza e alla propria esistenza. La sua scomparsa ha suscitato cordoglio trasversale nel mondo politico israeliano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu lo ha ricordato come un amico sincero dello Stato ebraico, sottolineando il suo impegno nel sostenere il legame strategico tra Israele e Stati Uniti. Anche esponenti dell’opposizione israeliana hanno riconosciuto il suo ruolo di alleato costante e determinato.
Parallelamente, Graham ha mantenuto negli anni una linea molto dura nei confronti del regime iraniano e della teocrazia degli Ayatollah. Il senatore ha espresso più volte sostegno al popolo iraniano e alla dissidenza interna, affiancando in diverse occasioni Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià dell’Iran, pur ribadendo che il futuro politico del Paese dovrà essere deciso esclusivamente dai cittadini iraniani attraverso un processo democratico.
Uno dei momenti più simbolici di questo rapporto con la diaspora iraniana si è verificato durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, quando Graham mostrò pubblicamente la bandiera iraniana con il Leone e il Sole, simbolo dell’Iran precedente alla rivoluzione del 1979 e oggi utilizzata da parte dell’opposizione all’estero. In quell’occasione pronunciò parole molto dure contro il regime degli Ayatollah, guadagnandosi tra alcuni esponenti della diaspora iraniana il soprannome affettuoso di “Uncle Lindsey”.
La carriera politica di Graham è stata caratterizzata anche da episodi singolari. Durante le primarie repubblicane del 2016 sfidò Donald Trump, inizialmente criticandone duramente la candidatura, per poi diventare negli anni successivi uno dei suoi più importanti alleati al Senato. Fu inoltre l’unico candidato alla presidenza di quell’anno dichiaratamente single, elemento che contribuì a rendere ancora più particolare la sua presenza nella campagna elettorale.
Con la sua scomparsa, il Partito Repubblicano perde uno dei suoi più longevi esponenti in materia di politica estera: un uomo capace di suscitare consenso e critiche, ma che ha sempre rappresentato una precisa idea dell’America nel mondo, fondata sull’alleanza con i partner occidentali e sulla contrapposizione ai regimi autoritari.
Rest in peace, Lindsey.




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