Progressismo o socialismo? La nuova corrente dei Dem che minaccia lo stile di vita americano
- Grande Italia
- 11 ago
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Di Erik Loesech
Nel Michigan, il Partito Democratico compie un altro passo verso sinistra. Il candidato progressista Abdul El-Sayed ha superato di misura, nelle primarie per il Senato, la deputata Haley Stevens, esponente dell’establishment democratico. Non è soltanto una sfida interna: il risultato fotografa uno spostamento dei rapporti di forza. L’ala più radicale del partito è ormai sempre più vicina al centro del potere. El-Sayed, ex funzionario sanitario e figlio di immigrati egiziani, ha ricevuto il sostegno di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. Attorno alla sua candidatura si sono mobilitate le reti dei Democratic Socialists of America (DSA), mentre altri candidati vicini all’area socialista hanno conquistato ulteriori posizioni. Il vecchio establishment democratico perde così progressivamente terreno. Al centro di questa trasformazione c’è una critica radicale al capitalismo. I mercati vengono descritti come fonte strutturale di disuguaglianze, mentre intervento statale e redistribuzione assumono una centralità crescente. Crescita, impresa e iniziativa individuale rischiano così di passare in secondo piano.
Ma la svolta riguarda anche il rapporto con l’America. Hasan Piker, influencer della sinistra radicale, ha sostenuto El-Sayed durante la campagna. Piker ha definito gli Stati Uniti una potenza imperiale e, in passato, è arrivato ad affermare che l’America «meritava l’11 settembre». El-Sayed ha preso le distanze dalla frase, ma ha comunque scelto Piker come alleato elettorale.
Ancora più controverso è un precedente dello stesso El-Sayed, che in contenuti successivamente cancellati aveva messo in parallelo le vittime dell’11 settembre con quelle delle guerre americane successive. Criticare Washington è legittimo. Ma l’11 settembre non fu una politica americana: fu un attacco contro l’America. Confondere aggressione e reazione significa alterare la sequenza delle responsabilità. La stessa narrativa antiamericana rischia inoltre di relativizzare regimi come la Repubblica Islamica dell’Iran.
Da qui emerge una convergenza singolare tra la componente socialista, che vuole mettere in discussione il modello economico americano, e ambienti islamisti che contestano alcuni dei suoi presupposti politici e culturali. Non condividono gli stessi valori, ma possono ritrovarsi nello stesso rifiuto dell’ordine occidentale.
Il Michigan non è quindi un’eccezione. È un avvertimento. Il vecchio Partito Democratico perde terreno nel centro, nella classe media e nell’idea di un’America protagonista nel mondo.
La nuova generazione non vuole ereditare quel partito. Vuole trasformarlo. E se questa traiettoria continuerà, il Partito Democratico potrà diventare ciò che per generazioni di presidenti democratici e repubblicani ha rappresentato il nemico dello stile di vita occidentale: il socialismo.




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