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Iran, la voce degli iraniani costretti all'esilio: «Il regime è più vulnerabile che forte»

  • Immagine del redattore: Grande Italia
    Grande Italia
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 1 ora fa



Manifestazione in Iran dopo la morte di Mahsa Amini, simbolo della protesta contro il regime e della lotta per i diritti delle donne.
Proteste in Iran dopo la morte di Mahsa Amini. Le manifestazioni hanno rappresentato una delle più grandi espressioni di dissenso contro la Repubblica islamica negli ultimi anni

Di Davide Filippi

Iran. Se ne parla spesso: delle tensioni con Israele, della guerra, del programma nucleare, delle sanzioni e della Repubblica islamica. Ma quante volte ci fermiamo ad ascoltare la voce degli iraniani? Con la ripresa dei combattimenti, abbiamo voluto dare spazio a chi vive questa crisi sulla propria pelle. Nika , una giovane iraniana residente in Italia, racconta il punto di vista di chi continua a guardare con apprensione al futuro del proprio Paese e a mantenere un legame con chi è rimasto in Iran.


«Secondo me il regime iraniano è più vulnerabile che forte. Anche se mantiene il controllo attraverso la repressione e le forze di sicurezza, ha perso molta fiducia da parte della popolazione a causa delle difficoltà economiche, delle restrizioni e del crescente malcontento sociale. I combattimenti hanno mostrato anche le sue fragilità».


Sul clima che si respira oggi in Iran, Nika spiega:

«Il sentimento della popolazione iraniana oggi è un misto di rabbia, stanchezza e preoccupazione. Molte persone sono insoddisfatte, soprattutto dopo il massacro di gennaio 2026 e per le difficoltà economiche, le pressioni sociali e la situazione politica. Allo stesso tempo, però, hanno paura che tutto questo sforzo da parte di Israele e degli Stati Uniti non porti a un cambiamento del regime. Chi è rimasto nel Paese ci racconta soprattutto di desiderare una vita normale, sicurezza e un futuro migliore».


La giovane iraniana racconta anche il rapporto difficile tra la popolazione e le autorità:

«Il regime continua a mantenere il potere attraverso il controllo e la repressione, ma questo non significa che abbia ancora il consenso della maggioranza della popolazione. Molti iraniani, soprattutto tra i giovani, sentono di vivere in un sistema che non rappresenta più le loro aspirazioni e i loro desideri».


L'appello all'Italia e all'Europa è altrettanto chiaro:

«Chiediamo all’Italia e all’Europa di non contribuire alla sopravvivenza di questo regime. Dovrebbero mettere al centro i diritti del popolo iraniano, non gli interessi politici o economici con il governo iraniano. Serve una maggiore pressione sul regime e un sostegno a chi chiede libertà e cambiamento in modo pacifico».

Infine, un messaggio dedicato alla condizione femminile:

«Spesso il mondo esterno non comprende quanto sia difficile, per molte donne iraniane, vivere ogni giorno con limitazioni imposte alle proprie scelte e alla propria libertà. Ma non vede nemmeno abbastanza la nostra forza: le donne iraniane non sono solo vittime, sono persone coraggiose che da anni resistono, studiano, lavorano e lottano per avere gli stessi diritti e la stessa dignità di ogni altra donna».




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