La vicenda di Lindsay Clancy: uno di quei casi che spaccano l’opinione pubblica.

Di Anastasia Vommaro
A gennaio del 2023, Lindsay Clancy, all'epoca trentatrenne, uccide i suoi tre bambini — rispettivamente di 5 anni, 3 anni e il più piccolo di appena otto mesi — per poi gettarsi dalla finestra del secondo piano di casa nel tentativo di togliersi la vita, rimanendo però paralizzata.
Il processo a carico di Clancy si è concluso, a settembre 2026, con un nulla di fatto: dopo cinque settimane di dibattimento e ben sette giorni di camera di consiglio, il giudice ha dovuto dichiarare il processo nullo (mistrial) poiché la giuria non è riuscita a raggiungere un verdetto unanime.
Secondo la difesa (sostenuta anche dall’ex marito e dalla madre della donna), l'imputata soffriva di depressione post-partum e di altri gravi disturbi psichici. Nei mesi precedenti agli omicidi, Lindsay Clancy era in cura presso diversi specialisti che le avevano prescritto almeno tredici farmaci e aveva collezionato vari ricoveri e richieste d’aiuto. La difesa ha sostenuto, inoltre, che la donna fosse vittima di un sistema sanitario che non era stato in grado di offrirle il supporto necessario né di curare adeguatamente i suoi disturbi. Durante il processo, un gruppo consistente di donne si è riunito fuori dal tribunale indossando magliette con la scritta «aveva bisogno di aiuto», appoggiando la tesi difensiva e focalizzando l'attenzione sulle carenze strutturali del supporto post-partum alle madri e sull'urgenza di rompere il silenzio riguardo al benessere psicologico delle neomamme.
La stessa Clancy, che non ha mai negato di aver compiuto gli omicidi, ha affermato di non poter essere dichiarata penalmente responsabile perché non disponeva delle sue piene facoltà mentali.
Sebbene l'accusa abbia ammesso la presenza di fragilità psicologiche, ha comunque insistito sulla consapevolezza e sulla premeditazione dei tre omicidi. Secondo la tesi accusatoria, Lindsay Clancy non ha agito sotto l'effetto di un "raptus" o di allucinazioni. Al contrario, era lucida: ha pianificato il delitto calcolando al minuto il tempo necessario per rimanere sola, chiedendo al marito di fare delle commissioni per assicurarsi una finestra temporale priva di interferenze.
L'omicidio dei tre bambini non è stato un gesto impulsivo. Sono stati strangolati uno alla volta in cantina. Per l'accusa, la durata fisica e la dinamica dello strangolamento dimostrano che la donna ha compiuto una scelta volontaria per ben tre volte, avendo tutto il tempo di fermarsi tra un infanticidio e l'altro. Inoltre, il vero obiettivo di Lindsay era il suicidio. Sentendosi schiacciata e sfinita dalla vita da madre, vedeva i figli come l'unico legame emotivo che le impediva di farla finita. Per potersi uccidere liberamente, ha deciso di "rimuovere l'ostacolo" togliendo prima la vita ai bambini e poi ha tentato l'autolesionismo fatale., ulteriore fatto che sembrerebbe indicare la razionalità della donna.
Altro punto sostenuto dall'accusa è che la donna disponeva di un accesso privilegiato alle cure sanitarie, ma ne avrebbe vanificato l'efficacia interrompendo i trattamenti di propria iniziativa e disattendendo le raccomandazioni dei medici.
Il centro del processo, dunque, non è stato la ricerca dell'autore dei delitti, dinamica ormai assodata, bensì stabilire se la donna fosse cosciente e legalmente perseguibile mentre compiva quei gesti.
È innegabile che la donna avesse dei disturbi, ma sembra che si stia dimenticando che la vita di 3 bambini è stata sottratta dalla propria madre.
È incredibile come, ad oggi, sia così facile difendere l'omicida e non le vittime.
I familiari di Clancy fanno ricadere la colpa sulla sanità, ma dov'erano? Hanno affermato di essere consapevoli da mesi dei disturbi della donna e della possibilità che potesse fare del male ai bambini, arrivando a dichiarare che la trentenne avesse espresso l'intenzione di arrecare loro danno, ma l'hanno lasciata ugualmente sola con i figli.
Forse in questo caso la colpa dovrebbe spostarsi sulla famiglia? O la loro sicurezza nell'affidare i minorenni sarebbe indice della lucidità di Clancy?
Ma la cosa che desta maggiore sgomento è la posizione della gran parte delle femministe che, senza riflettere sul caso, prendono posizioni avventate, ergendosi a paladine dei diritti umani, ma sbagliando, come spesso accade, fazione.
Peccato che lo stesso rumore non si faccia per i casi di donne uccise o malmenate per non aver indossato correttamente il velo, o per le bambine a cui l'infanzia è stata negata a causa di religioni (o della loro interpretazione) che sembrano voler tutto tranne che il bene delle donne e la pacifica convivenza.



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