Il patrimonio cristiano di Cipro Nord distrutto dai turchi.

Di Nathan Greppi
Quando si parla dei cristiani perseguitati nel mondo islamico, generalmente si pensa soprattutto alle vittime dell’ISIS e di altri gruppi jihadisti in Medio Oriente, così come ai cristiani massacrati in Nigeria. Molta meno attenzione viene rivolta alla situazione nel nord di Cipro, separato dal resto del paese dopo l’invasione militare turca del 1974. Oltre al fatto che 200.000 greco-ciprioti furono costretti a lasciare le loro case per stabilirsi nel sud dell’isola, gran parte del patrimonio storico e culturale greco e cristiano è stato distrutto o danneggiato irreparabilmente. Secondo quanto riportato nel 2023 dall’ufficio stampa della Repubblica di Cipro, fino a quel momento oltre 550 chiese e monasteri erano stati saccheggiati, distrutti o profanati, e più di 20.000 dipinti, icone e altri oggetti liturgici erano stati portati via.
In una lettera del 24 luglio 2001, scritta dall’allora ambasciatore cipriota alle Nazioni Unite Alexandros Vikis e indirizzata alla Commissione ONU per i diritti umani a Ginevra, veniva riportato che nel nord di Cipro 77 chiese erano state convertite in moschee, dove testi tratti dal Corano erano stati incisi nei punti dove prima si trovavano dipinti e icone cristiane. Altre 18 erano state trasformate in depositi, dormitori e ospedali militari per l’esercito turco, e 13 erano diventate stalle, fienili e granai.Secondo un report pubblicato nell’aprile 2009 dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, alcuni luoghi di culto sono stati convertiti in altri modi: il Monastero di Sant’Anastasia a Lapithos, per esempio, è stato trasformato in un albergo.
L’unico monastero armeno a Cipro, noto come Magaravank, ha rischiato di subire la stessa sorte, ma si è salvato grazie alle pressioni della Chiesa armena, del governo di Cipro e di varie organizzazioni internazionali. Tuttavia, oggi lo stesso sito risulta essere in rovina.
Altri terreni dove sorgevano chiese o cimiteri cristiani sono stati venduti o affittati a turco-ciprioti e cittadini di altri paesi europei, che li hanno trasformati in uffici, negozi e musei privati.Molti dei manufatti rubati da questi luoghi sono stati successivamente venduti al mercato nero. Affreschi provenienti dalla Chiesa di Sant’Eufemiano a Lysi, per esempio, sono stati restituiti solo nel 2012 dopo che per decenni sono stati in mano alla Menil Foundation, una collezione privata con sede a Houston. Mosaici bizantini del VI secolo appartenuti alla Chiesa Panaghìa Kanakarià di Lythràngomi sono stati acquistati da Peg Goldberg, un collezionista d’arte dell’Indiana, salvo venire restituiti ai legittimi proprietari solo dopo una battaglia legale conclusasi nel 1989.




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