Salvo D’Acquisto. Il giovane Eroe e Martire dell’Arma dei Carabinieri.

Di Giovanni Graziani
Sono trascorsi ormai 83 anni da quel fatidico 23 settembre 1943. In quel giorno il ventitreenne vicebrigadiere Salvatore d’Acquisto avrebbe compiuto un vero e proprio gesto d’eroismo.
Originario di Napoli, crebbe in una famiglia con una profonda fede cattolica, tant’è che da ragazzo militò nelle file giovanili dell’Azione Cattolica. A 19 anni, tuttavia, lasciati gli studi, decise di arruolarsi volontario nell’Arma dei Carabinieri. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, venne inviato con la Polizia Militare in Africa Settentrionale, partecipando anche da alcuni scontri a fuoco contro le truppe inglesi. Rimasto ferito, fu rimpatriato in Italia anche a seguito della contrazione della malaria. Tornato a casa, dopo un periodo di licenza, entrò a far parte del corso che gli consentiva di ottenere la carica di vicebrigadiere, ottenuta nel dicembre 1942. Con questo nuovo grado, fu inviato nella stazione dei Carabinieri a Palidoro, un piccolo centro rurale sulla costa tirrenica non molto lontano da Roma e da Fiumicino.
In seguito ai fatti dell’8 settembre 1943, l’esercito tedesco calò in Italia ed occupò gran parte della penisola. A poco erano serviti i tentativi di difendere Roma, tant’è vero che il re con le nuove forze governative decisero di lasciare la Capitale al suo destino la mattina dopo, per rifugiarsi a Brindisi, in territorio libero. La Wermacht e le SS si insediarono nelle vecchie caserme italiane, che furono perquisite nei giorni successivi all’occupazione del territorio nazionale. Rientrava tra queste, proprio a Palidoro, anche una vecchia torre di epoca rinascimentale utilizzata in passato per avvistare le navi saracene, poi riconvertita in caserma della Guardia di Finanza. Durante l’ispezione, effettuata il 22 settembre 1943 dai tedeschi, alcuni di loro trovarono alcune casse di munizioni abbandonate, in cui erano state lasciate delle granate artigianali per la pesca di frodo, precedentemente sequestrate dai finanzieri. Con l’esplosione di quest’ultime, ci furono due morti e due feriti. Il capitano delle SS che comandava quel reparto, pensò che si trattasse di un attentato organizzato dai partigiani e si recò con le sue truppe presso la locale stazione dei Carabinieri per richiedere collaborazione nel trovare i responsabili. Appellandosi ad un recente proclama di Kesselring, il capitano tedesco, minacciò Salvo d’Acquisto di provocare una rappresaglia il giorno seguente nel caso in cui non si fossero reperiti i responsabili.
Salvo, infatti, era il graduato più alto in servizio a Palidoro, dato che era assente l’ufficiale capitano di stazione: per questo motivo i tedeschi si appellarono a lui. Il giovane vicebrigadiere la mattina seguente provò a spiegare che si trattava di un incidente che non aveva responsabili, ma i tedeschi rimasero impassibili e rastrellarono 22 persone innocenti nelle vicinanze del piccolo borgo rurale. Condotti tutti nella piazzetta del paese, avvenne un interrogatorio sommario, in cui tutti si dichiararono innocenti. Salvo fu costretto ad assistere ed intervenne dicendo nuovamente che per quel fatto non c’erano responsabili. A tutti fu data una vanga e furono costretti a scavare una fossa comune vicino alla Torre di Palidoro.
È in questo momento che avvenne un grande atto d’altruismo: Salvo si autoaccusò di esser stato lui a mettere gli esplosivi e quindi a provocare la morte dei due soldati tedeschi. Tutto questo per salvare la vita di 22 persone innocenti, che furono immediatamente liberate. Lasciato da solo davanti al plotone d’esecuzione, rimase “impassibile anche davanti alla morte” come ebbe a dire un soldato tedesco presente alla fucilazione. Per questa ed ulteriori testimonianze del momento del suo decesso, venne nominato “Servo di Dio” ed è attualmente in corso un processo di beatificazione.
La morte di Salvo D’Acquisto avvenne in uno dei momenti più drammatici della storia italiana. La sua vicenda è la storia di un giovane carabiniere che decise di assumersi una colpa non sua pur di salvare altre vite. Scelse di mettere la vita degli altri davanti alla propria. A distanza di decenni, il suo sacrificio continua a rappresentare uno dei simboli più alti del coraggio e dell’altruismo.




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