Margaret Thatcher, la “Lady di Ferro” che demolì il vecchio sistema

Di Luigi Serrao
13 ottobre 1925, Grantham. Nasceva Margaret Hilda Roberts, la figura destinata a cambiare il corso politico del Regno Unito e la storia della leadership femminile. Sarebbe diventata la prima donna a guidare il governo britannico, trasformando la destra conservatrice e imponendosi tra i leader più influenti del Novecento.
Figlia di un commerciante e amministratore locale, crebbe sopra il negozio di alimentari di famiglia, assorbendo un’etica del lavoro, della disciplina e dell’autosufficienza. Dopo gli studi in chimica a Oxford e la formazione giuridica, scelse la carriera politica, facendosi strada in un ambiente ancora largamente dominato dagli uomini.
Eletta alla Camera dei Comuni nel 1959 e nominata ministra dell’Istruzione nel 1970, dimostrò fin da subito una spiccata indisponibilità al compromesso. Nel febbraio 1975 conquistò la guida dei Conservatori, affermandosi come una delle voci più intransigenti nella contrapposizione al comunismo.
Fu proprio questa inflessibilità ideologica a spingere il quotidiano militare sovietico Krasnaya Zvezda, il 24 gennaio 1976, a battezzarla «Lady di Ferro». Quello che a Mosca era stato concepito come un appellativo denigratorio, volto a descriverla come una figura rigida e insensibile, venne rivendicato dalla stessa Thatcher e trasformato nel suo più potente marchio politico. Il 31 gennaio, parlando ai conservatori di Finchley, raccolse apertamente quella definizione, trasformando un tentativo di screditarla nel simbolo di una leadership determinata a non piegarsi alle pressioni degli avversari.
Di fronte alla profonda crisi economica e sociale britannica di fine anni Settanta, Thatcher trasformò quella determinazione in un progetto di governo. Il 3 maggio 1979 guidò i Conservatori alla vittoria elettorale, diventando la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro britannico e avviando una profonda trasformazione del Paese.
Privatizzazioni, riduzioni fiscali, ridimensionamento dell’intervento statale e limitazione del potere sindacale divennero i pilastri del thatcherismo, con l’obiettivo di restituire spazio all’iniziativa privata e alla responsabilità individuale. Una linea che incontrò una dura opposizione da parte dei laburisti e dei sindacati, culminata nello storico sciopero dei minatori del 1984-1985, guidato dal National Union of Mineworkers di Arthur Scargill. Fu uno scontro che andò ben oltre le rivendicazioni salariali, mettendo in discussione il ruolo dei sindacati e il rapporto tra potere politico ed economico.
Sullo scacchiere internazionale, Thatcher riportò la Gran Bretagna al centro della Guerra fredda. La risposta militare all’invasione argentina delle Falkland, nel 1982, confermò nei fatti la determinazione associata al suo soprannome. Perno della sua visione geopolitica fu la stretta alleanza con il presidente americano Ronald Reagan, fondata sulla difesa dei valori occidentali e sulla deterrenza militare. Al contempo, dimostrò pragmatismo riconoscendo in Michail Gorbačëv un interlocutore credibile, contribuendo al dialogo che accompagnò la fase conclusiva della Guerra fredda.
Nei rapporti con l’Europa, Thatcher mantenne una posizione altrettanto netta. Sostenitrice della cooperazione economica e del mercato unico, si oppose all’idea di un’integrazione politica sovranazionale che finisse per sottrarre agli Stati membri una parte eccessiva della propria sovranità. Nel celebre discorso di Bruges del 1988 difese un’Europa fondata sulla cooperazione tra nazioni libere, non sulla progressiva centralizzazione del potere. Una visione destinata a scontrarsi con una parte crescente del suo stesso partito e che contribuì ad alimentare la crisi politica culminata nelle sue dimissioni, nel novembre 1990.
Scomparsa l’8 aprile 2013, Margaret Thatcher non ha lasciato soltanto l’eredità di una stagione politica irripetibile, ma l’esempio di una leadership capace di trasformare le proprie convinzioni in azione. Amata e avversata con pari veemenza, non cercò di rendersi accettabile a tutti: scelse di affrontare le opposizioni, sostenere le proprie idee e assumersi il costo delle proprie decisioni. È questa la lezione che la Lady di Ferro consegna ancora oggi alle nuove generazioni di leader conservatori, donne e uomini chiamati a difendere i valori in cui credono. Perché la forza di una leadership non si misura nell’assenza di avversari, ma nella capacità di non rinnegare la propria identità quando difenderla diventa difficile.




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