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La casa è tua, ma decide lo Stato: la stretta della sinistra europea sui proprietari

Immagine del redattore: Grande Italia
Grande Italia
1 ott
Tempo di lettura: 4 min


Pedro Sánchez, presidente del Governo spagnolo. La sua politica abitativa è al centro delle critiche sulla crescente compressione della libertà dei proprietari.
Pedro Sánchez, presidente del Governo spagnolo. La sua politica abitativa è al centro delle critiche sulla crescente compressione della libertà dei proprietari.

Di Luigi Serrao

C'è una trasformazione profonda nel modo in cui una parte della sinistra europea affronta il problema della casa. La proprietà privata continua a essere formalmente riconosciuta, ma quando entra in conflitto con l'obiettivo politico di garantire abitazioni a prezzi più bassi, è sempre più spesso il proprietario a essere chiamato a pagare il conto.

La Spagna di Pedro Sánchez offre oggi uno degli esempi più evidenti. Il nuovo decreto sulla casa, pubblicato il 30 settembre, introduce una proroga straordinaria fino a due anni per determinati contratti di locazione e limita, fino alla fine del 2027, gli aumenti annuali dei canoni: in assenza di un nuovo accordo tra le parti, l'incremento non può superare il 2% nei casi previsti dalla norma. Il provvedimento interviene inoltre sulla disciplina degli affitti temporanei, imponendo requisiti più stringenti per evitare che vengano utilizzati come alternativa ai contratti abitativi ordinari.

Il Governo spagnolo giustifica queste misure con l'emergenza abitativa, l'aumento dei prezzi e la necessità di ampliare l'offerta di abitazioni accessibili. Ma il punto critico resta evidente: ogni nuovo vincolo viene presentato come tutela dell'inquilino, mentre una parte crescente degli oneri economici e dei rischi viene trasferita sul proprietario.

Dietro a un immobile, tuttavia, non c'è soltanto un numero su un contratto: può esserci un mutuo, una vita di risparmi, un'eredità o il lavoro di una famiglia. Chi possiede una casa e decide di affittarla non sta esercitando una funzione pubblica, bensì sta mettendo sul mercato un bene di sua proprietà, assumendosi rischi economici e obblighi fiscali.

La crisi abitativa è reale, ma da ciò non deriva che il proprietario debba diventare l'ammortizzatore sociale dello Stato. Se una famiglia non è in grado di sostenere un affitto, servono sussidi pubblici; se una persona si trova in condizioni di vulnerabilità, servono servizi sociali dedicati; se mancano gli alloggi, bisogna incrementare l'offerta edilizia. La soluzione non può consistere nel rendere progressivamente meno conveniente possedere e locare un immobile. L'effetto economico è altrettanto evidente: se chi immette una casa sul mercato percepisce crescenti vincoli e minori garanzie sulla disponibilità del proprio bene, può diminuire l'incentivo a offrirla in locazione.


La questione, tuttavia, travalica i confini di Madrid. A Bruxelles, Ilaria Salis ha sostenuto una linea politica incentrata sul controllo degli affitti e sulla concezione della casa come diritto, contestando l'impostazione che la considera prevalentemente una merce. Nel marzo 2026, inoltre, la stessa Salis e altri esponenti della sinistra europea hanno presentato emendamenti al Parlamento europeo sul tema delle occupazioni abusive, suscitando la ferma contestazione degli eurodeputati di Fratelli d'Italia.

Anche in questo caso, il punto politico è netto: la tutela dell'inquilino o dell'occupante viene posta al centro della discussione istituzionale, mentre quella del proprietario rischia di essere relegata in secondo piano. Ed è sul terreno delle occupazioni che la contraddizione si fa ancora più evidente. Una persona in difficoltà necessita certamente di assistenza, ma la necessità abitativa non può tramutarsi automaticamente nel diritto di disporre della proprietà altrui.

La casa è un diritto, ma non può diventare il diritto alla casa degli altri.

A Berlino, il discorso assume una dimensione ancora più radicale. Elif Eralp, candidata di Die Linke alla carica di sindaca-governatrice della capitale tedesca, ha sostenuto l'introduzione di un Mietendeckel, cioè un tetto agli affitti, collegando il problema dei canoni alla speculazione. Ma la posizione della Linke berlinese va oltre la semplice regolamentazione del mercato: il partito considera prioritaria la Vergesellschaftung, la socializzazione dei grandi patrimoni immobiliari, richiamando l'articolo 15 della Costituzione tedesca. In una risoluzione del maggio 2026, la sezione berlinese ha ribadito l'obiettivo di rafforzare il controllo pubblico e democratico sui grandi patrimoni immobiliari.

Il percorso appare così delineato: a Madrid si limitano i canoni; a Bruxelles si discute di controllo degli affitti e occupazioni; a Berlino si porta avanti il progetto di socializzazione dei grandi patrimoni immobiliari. Cambiano gli strumenti, ma il nodo centrale resta immutato: quanto spazio deve rimanere alla proprietà privata quando questa viene giudicata incompatibile con l'obiettivo politico di calmierare i prezzi?

È un interrogativo che non può essere liquidato etichettando genericamente ogni forma di proprietà come "speculazione". Un grande fondo d'investimento e una famiglia che affitta l'appartamento ereditato dai genitori non coincidono; così come un locatore che pretende il rispetto di un contratto non equivale a un soggetto in posizione dominante sul mercato. Eppure, nel lessico politico più radicale, queste distinzioni rischiano di essere cancellate.


Il dibattito sulla casa rischia così di perdere il proprio equilibrio. Proteggere l'inquilino non significa necessariamente indebolire il proprietario; contrastare gli affitti insostenibili non impone di comprimere la certezza del diritto; aiutare i vulnerabili non autorizza a trasferire l'onere economico su un singolo cittadino privato. Il cortocircuito si verifica quando la politica pretende di risolvere un'emergenza sociale trasformando la proprietà privata nel proprio principale ammortizzatore.

Una casa può essere un'abitazione, un investimento, un risparmio o un'eredità. Può assolvere contemporaneamente a tutte queste funzioni, ma resta pur sempre di qualcuno. E quel qualcuno deve poter contare sulla legge: deve poter locare senza essere bollato aprioristicamente come speculatore, definire il canone entro cornici normative stabili, recuperare il proprio bene nei tempi previsti e sapere che un contratto non si muterà indefinitamente in un obbligo coatto imposto dallo Stato.

In difetto, la proprietà privata sopravvive soltanto sulla carta.

E la domanda finale torna a essere ineludibile: la casa è davvero tua se puoi possederla, ma non hai più la libertà di decidere come utilizzarla?

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