L’incerto voto svedese e la questione demografica .

Di Mauro Giubileo
Domenica 13 settembre la Svezia ha votato per rinnovare i 349 deputati del Riksdag, il parlamento unicamerale di Stoccolma. L’esito delle urne è stato una debolissima affermazione del “blocco rosso”, la coalizione guidata dalla ex premier (e futura premier) socialdemocratica Magdalena Andersson, che per soli 40mila voti di scarto è riuscita a strappare al centrodestra una maggioranza di soli tre seggi (176 a 173), poi ulteriormente ridottasi a un solo seggio (175 a 174!) dopo il conteggio dei voti degli svedesi residenti all’estero.
La Svezia è nota per avere governi stabili, e anche un simile esito elettorale non dovrebbe creare grossi problemi alla Andersson, che pure dovrà spendere qualche energia per tenere insieme una coalizione composita, in cui l’ex partito comunista (oggi ribattezzato “partito della sinistra”) ha ottenuto il maggiore incremento di parlamentari.
Si tratta di un partito che – tra le altre cose – ha votato contro l’ingresso della Svezia nella Nato, è stato travolto da una valanga di scandali legati all’antisemitismo (specialmente dopo il 7 ottobre 2023), e ha riscosso enorme successo elettorale soprattutto in alcuni sobborghi di Malmö, Stoccolma e Göteborg dove è fortissima la presenza di immigrati islamici, oltre a una criminalità diffusa. Per rendere l’idea, in alcune delle no-go zone più pericolose del Paese il “blocco rosso” ha sfiorato il 95%, e il “partito della sinistra” è andato oltre il 60%.
Sotto il governo di centrodestra di Ulf Kristersson (moderati, liberali e democristiani con appoggio esterno dei conservatori) la Svezia aveva intrapreso una strada di maggiore severità rispetto ai flussi di immigrati e introdotto criteri molto più stringenti per la concessione della cittadinanza: 8 anni di permanenza obbligatoria (e non più 5), condotta irreprensibile, autonomia finanziaria e conoscenza della lingua e della cultura svedese.
Purtroppo questo non è bastato a scongiurare domenica scorsa il massiccio afflusso di voti alla sinistra da parte della popolazione immigrata che vive in Svezia. Si stima che, se gli immigrati non avessero votato, il centrodestra avrebbe ottenuto una solida maggioranza di 181 seggi contro 168.
Il voto dei “nuovi svedesi”, dunque, è stato determinante. Per paradosso, sono stati gli svedesi residenti all’estero a temperare questo risultato facendo confluire i loro voti verso i partiti di destra.
Si tratta di un fenomeno che non è nuovo in Europa. La demografia ha un peso sulla democrazia di un paese, e sono sempre di più i casi in Europa in cui il voto degli immigrati è diventato uno strumento nelle mani dei partiti di sinistra per conservarsi al potere, mentre i loro elettori tradizionali – penalizzati dal fondamentalismo climatico e dalla politica dei porti aperti – da tempo guardano altrove.
Magdalena Andersson ha promesso una linea rigida sull’immigrazione, in modo analogo alla sua collega socialdemocratica danese Mette Frederiksen, duramente attaccata per questo dal Pse a trazione Sánchez-Schlein. Ma già in campagna elettorale hanno fatto discutere certi manifesti elettorali che invitavano in lingua araba a votare per lei. Quale credibilità può avere una sinistra che si presta a un doppio gioco tanto plateale?
Gli interrogativi aperti sono molti, ma come italiani ed europei del Sud abbiamo molto da disimparare rispetto a ciò che avviene da anni nel Nord Europa, da Londra ad Amsterdam a Stoccolma passando per Parigi, Berlino e Bruxelles. Interi quartieri sono stati di fatto colonizzati da popolazioni extraeuropee, si sono trasformati in ghetti e laboratori di radicalizzazione, e infine ha iniziato a scorrervi la violenza.
Un grande britannico, Enoch Powell, lo annunciò per primo nel 1968 e fu ostracizzato dai suoi colleghi di partito per questo. Una grande italiana, Oriana Fallaci, ce lo gridò a più riprese, con tutta l’energia che aveva in corpo, con negli occhi le immagini della devastazione di World Trade Center. Un grande olandese, Pim Fortuyn, spiegò quanto l’accoglienza indiscriminata fosse incompatibile con le libertà duramente conquistate dagli europei nella storia, e pagò con la vita il suo coraggio. E si potrebbe andare avanti con gli esempi.
Meditiamo, italiani. Meditiamo.




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